Editoriale di Sandro Santolin

 A chiusura della polemica innescata dal Dott. Badalotti tengo a precisare alcuni punti irrisolti degli attacchi ricevuti . E’ un atto dovuto e spero che questo faccia chiarezza ulteriore sulla trasparenza del nostro operato.
1)   Devo prima di tutto far notare che le citazioni accompagnanti la storia di Valentina sono tutte molto chiare, consultabili da chiunque e provenienti da fonti autorevoli (principalmente FAO).
2)   I promotori dell’associazione sono: Sandro Santolin Carpi Mo,  Massimo Randon Castelletto Borgo Mn,  Enrico Ferrari Ravarino Mo,   Andrea Vecchi Castelvetro Mo ,  Fabbri Albano Finale Emilia Mo .
3)   L’informazione che diamo (a quanto pare ce n’era proprio bisogno) non è miope anzi….
il miope vede bene solo da vicino ma la visione di Valentina va ben al di là del suo naso. Lei guarda avanti ed ha una prospettiva  globale dei problemi.
4)   Nella nostra comunicazione non c’è una parola sugli allevatori che incentivano consumi irresponsabili o chissà che, e neanche le vignette di Valentina offendono chicchessia.
5)   Il consumo di carne bovina citato dal Dott. Badalotti (50 gr al gg.), di cui non conosco le fonti ma che non metto in dubbio, va sommato a tutto il resto della carne consumata cioè :suina, avicola, pesce ( se allevato, anche questo mangia cereali ecc.ecc.). E proprio da questo dato vengono le preoccupazioni della FAO! Invito il Dott. Badalotti a dare un’occhiata a questo link: http://www.fao.org/newsroom/it/news/2008/1000871/index.html
Per non parlare della Cina che ha raddoppiato i suoi consumi procapite con tutti i problemi connessi a questo cambiamento.
 Certo non si può pensare che con le nuove ricchezze i cinesi o gli indiani vadano avanti con una ciotola di riso no? Almeno loro adottassero ,e noi non abbandonassimo, la nostra cara Dieta Mediterranea avremmo , noi ed i cinesi, e creeremmo ,al pianeta, meno problemi!
6)   La nostra associazione auspica una regolare rotazione  colturale con foraggi, leguminose (se non erro i foraggi  e gran parte delle leguminose sono alimenti zootecnici, vede Dott. Badalotti che siamo dalla sua parte?) e cereali (sopratutto per alimentazione umana e non monoculture es. granturco particolarmente assetate ed alla lunga insostenibili).
Questa è la ragione per la quale l’Italia sarà sempre importatrice di frumento!
7)   Voglio chiarire perché vorremmo che le Mucche servissero solo per produrre il latte .
Esistono animali molto più efficienti dei bovini per la produzione di carne es il maiale o il pollo (servono meno acqua e mangimi per unità di peso come abbiamo già evidenziato dal sig. Randon nel suo intervento precedente e nelle schede del nostro sito http://www.panedimmidipiu.org/episodio_7.htm ).
8)   L’esame di coscienza ce lo siamo già fatto .
Purtroppo gli allevatori, gli agricoltori,ed anche i panettieri sono messi in cattiva luce da altri soggetti che fanno i loro interessi …..Valentina ci aiuterà a capire chi fa veramente gli interessi della gente!

Contributo alla discussione di Gilberto Venturini - Slow Food Lombardia

Gazzetta di Mantova 10/10/08

COME CONQUISTARSI  PIU’ SOLIDARIETA’

Ho seguito con attenzione la polemica fra il Signor Randon e il direttore dell’Associazione Allevatori sulla sostenibilità dell’attività zootecnica.                                                                                        Mi ha fatto sorridere l’incredulità del direttore dell’Associazione circa il fatto che, come dice Randon per produrre un kg di carne si consumino 15000 litri di acqua: ”un vitellone beve una tale quantità d’acqua in tutta la sua vita, ma produce 400 kg di carne e non uno soltanto!”  Il dato è invece assolutamente esatto se il computo dell’acqua consumata tiene conto anche della coltivazione del foraggio, come ci ricorda quasi ogni estate la crisi idrica dei nostri fiumi, in parte prosciugati dall’irrigazione del mais e di altre colture cerealicole.

 Il fatto è che, se è vero che ogni attività umana non è sostenibile, è altrettanto vero che l’allevamento zootecnico intensivo è fra i meno sostenibili. Non si può negare che nella nostra provincia siamo a livelli di guardia. 

 E non si può giustificare, come fa il direttore della Ass. Allevatori, tale sovrapproduzione come scotto da pagare per avere un prodotto locale sicuro (nella filiera del latte è recente lo scandalo del formaggio avariato) o col bisogno di concime naturale per la rotazione agraria, pratica che i concimi chimici hanno purtroppo ormai quasi fatto scomparire. Se una cosa nella nostra provincia non manca sono le deiezioni animali: fra i 300mila bovini e il milione e 200mila suini, il problema semmai è quello di dove spargere tanti liquami senza inquinare falde e corsi d’acqua.

In questa fase l’attività zootecnica è assediata su vari fronti non solo per quanto riguarda la sostenibilità, ma anche e soprattutto sul fronte dei mercati. La sovrapproduzione di cui approfitta la grande distribuzione organizzata (se ne lamentava giustamente sulla Gazzetta qualche giorno fa la presidente della Confederazione Italiana Agricoltori   Poloni) ha determinato pesanti difficoltà alle aziende del settore molte delle quali sono fallite.

Mi permetto queste riflessioni dopo che anche domenica scorsa ho sentito parlare amministratori locali dell’allevamento suino con parole che sembravano descrivere il settore come il migliore dei mondi possibili. Noi crediamo che trattare queste questioni con un po’ di problematicità, rivolgendosi ai cittadini come a persone che sono sicuramente in grado di capire la complessità dei problemi, porti il vantaggio di promuovere insieme alla corretta informazione anche un atteggiamento di maggiore solidarietà verso un settore che sta vivendo una fase problematica.

Gilberto Venturini Presidente Slow Food Lombardia

Ulteriore contributo di Badalotti

Gazzetta di Mantova 10/10/2008

PANE E BOVINI LA DEMONIZZAZIONE DEGLI ALLEVAMENTI

La replica del signor Randon dell’associazione culturale pane dimmi di più, pubblicata mercoledì, ci impone una controreplica. Visitando il sito internet “pane dimmi di più” i cui promotori restano ignoti, restiamo colpiti dal fatto che anziché promuovere il pane e la dieta mediterranea, sono più orientati a demonizzare l’allevamento dei bovini tout court con citazioni assolutamente discutibili alla Rifkin, alle quali ormai siamo abituati. La dieta mediterranea peraltro fanno parte latte, formaggi, carni suine, bovine, avicole prodotte dagli allevatori, è ecosostenibile e salubre come si legge sul sito. Eppure veniamo accusati di incentivare il consumo irresponsabile di alcuni alimenti compresa la carne. Il consumo procapite di carne bovina in Europa è in costante decremento e non supera i 20 kg anno: poco più di 50 g di carne al giorno. Per non parlare del latte, il primo alimento a cui si accosta il bambino, ben prima del panino col salame raccomandato da Randon. Per produrre latte le vacche sono necessarie. A meno che non si ritenga più conveniente seguire l’esempio cinese, riportato dalle cronache di questi giorni e produrre latte sintetizzato dagli scarti dell’industria della plastica, a base non di caseina, ma di melanina .Una precisazione sull’utilizzo di acqua per la produzione di 1 kg di carne: Randon sostiene (citando la FAO ) che servano 15000 litri di acqua per produrre 1 kg di carne. Quindi in base a tali affermazioni un vitellone allevato fino a 13 mesi con una resa al macello di 400 kg dovrebbe bere 6 milioni di litri d’acqua durante la sua vita .Cioè 15380 litri d’acqua al giorno?Possibile? Da studi dell’Università Agraria di Piacenza risulta che un vitellone assume giornalmente in media 40 litri d’ acqua cioè 15000 litri necessari per produrre 400 kg di carne e non uno soltanto. Sulla denuncia relativa ai terreni distolti alla produzione per uso umano a vantaggio di quello animale vorrei sottolineare come Randon neghi persino il principio della rotazione agraria. La terra per mantenere il suo delicato equilibrio ha necessità di sostanza organica. Residui di origine animale e vegetale che entrano nel ciclo biologico e forniscono stabilità strutturale e fertilità al terreno. La coltivazione seriale dei cereali come auspicato dai promotori della sua tesi porterebbe in assenza di sostanza organica ottenuta dall’allevamento degli animali, ad un impoverimento drastico dei terreni. Ciò che millenni fa indusse le prime comunità umane al nomadismo una volta esaurito il terreno coltivato. Una bella visione futuristica! In Emilia uno studio dell’istituto sperimentale agronomico di Modena e del servizio geologico, sismico e dei suoli di Bologna ha messo in evidenza come in quelle zone dove vi era un aumento dei terreni coltivati a seminativo e dei terreni forestali a scapito delle terre coltivate a prato-pascolo (di norma destinato all’alimentazione animale), si fosse  verificata una diminuzione drastica della sostanza organica del suolo e una proporzionale emissione complessiva di anidride carbonica in atmosfera: un bel passo avanti verso la salvaguardia dell’ambiente! Randon , lei parla di alimenti, i cerali, che li allevamenti sottraggono alle popolazioni affamante. Purtroppo non ci risulta che i paesi eccedentari di derrate alimentari abbiano mai ridistribuito le risorse non utilizzate verso i popoli affamati. Al contrario, spesso abbiamo assistito ad esecrabili scene di distruzione dei prodotti eccedentari come i pomodori o le arance o la riconversione verso prodotti non alimentari. L’associazione mantovana allevatori e il nostro sistema nazionale non inviano una tonnellata di grano nei paesi in via di sviluppo. Servirebbe a poco. Piuttosto e fra i molti progetti L’AMA è concretamente impegnata a BanjaLuka  (Bosnia). Inviamo costantemente agronomi, veterinari, animali da allevare, che vivendo di foraggi poveri danno un sostentamento immediato e una speranza più lungimirante di sopravvivenza. Sugli eco-carburanti concordo con Randon. Anche noi soffriamo della sottrazione di alimenti che sarebbero destinati agli animali quali colza e soia, elementi necessari nella dieta dei bovini.

Isalberto Badalotti
Direttore Associazione Mantovana Allevatori

Replica a Badalotti di Massimo Randon, fornaio in Mantova

Egregio Direttore, in riferimento alla lettera pubblicata sulla Gazzetta di Mantova del 27 u.s., del Dott. Badalotti, direttore associazione mantovana allevatori.

Non me ne vogliano gli allevatori se approfitto di questa occasione per far conoscere l’associazione culturale“PANE DIMMI DI PIU’”, nata dalla necessità di far conoscere la grande ecosostenibilità e salubrità della DIETA MEDITERRANEA (ricordiamo: È eco-sostenibile ciò che porta ad agire l’uomo in modo che il consumo di risorse sia tale che la generazione successiva riceva la stessa quantità di risorse che essa ha ricevuto dalla generazione precedente).
Per dirla brevemente, la campagna mediatica rivolta soprattutto contro i panettieri additati come affamatori del popolo,  ci ha spinto a ricercare sul sito della FAO informazioni meno superficiali .
Abbiamo scoperto che In questo gioco allo scarica barile nessuno si assumeva responsabilità  o dava informazioni sulla grandezza dei problemi reali: dalla produzione dei bio-carburanti all’aumento sconsiderato del consumo di carne e derivati ad opera dei paesi emergenti e non solo purtroppo…vedi  FAO Sala  Stampa 29/07 08  “i popoli mediterranei rinnegano la loro dieta”.
Facendo  tesoro di ciò che  tutti i più grandi medici e nutrizionisti sostengono sulla dieta mediterranea,  si è deciso di fare conoscere per mezzo dei sacchetti del pane ai clienti dei panificatori e non solo tutte le notizie per una alimentazione sana ed ecosostenibile.
Vi invitiamo quindi a visitare il nostro sito(www.panedimmidipiù.org) per vedere le prossime puntate della storia di Valentina che scopre cose molto interessanti…
ad es. Dai dati FAO  rileva che per produrre 10 kg di carne bovina servono circa 130 kg di cereali e servono 150mila litri d’acqua! il punto è che 130 kg di cereali riescono a sfamare più di un centinaio di persone mentre 10 kg di carne ne sfamano10? 20? Fate voi, in ogni caso non esiste paragone tra il rapporto costi /risultati sotto il profilo alimentare.
In molti paesi, si disboscano foreste per fare posto ai pascoli, si trascurano le culture destinate alla alimentazione umana (frumento…) per far posto a coltivazioni di cereali destinate all’alimentazione zootecnica (ora addirittura si coltiva per produrre biomasse per la produzione di carburanti………)
Ecco, questo è il significato della mucca che mangia il grano ed i cereali destinati all’alimentazione umana.
Il problema è proprio questo, le terre coltivabili economicamente NON sono infinite quindi ,in questo mondo globalizzato, dobbiamo decidere le priorità. Ad es. se vogliamo produrre sempre più bio carburanti ,lo facciamo a scapito dell’alimentazione zootecnica o di quella umana?
E’ stato calcolato che se tutto il mondo adottasse lo stile alimentare americano(essenzialmente carnivoro) ci vorrebbero5 pianeti per sfamare tutti gli uomini…
Se Lei avesse fatto una ricerca più accurata avrebbe scoperto che nel terzo episodio Valentina scopre che la carne NON è vietata nella dieta mediterranea,  ma deve essere  consumata con moderazione.
Le faccio notare che Valentina ha sempre in mano un panino al salame!!!
A noi spiace creare dissapori con la vostra associazione, in quanto oltre ad essere voi stessi clienti, siete spesso anche produttori di frumento e quindi assieme ai mugnai e a noi fornai partecipi della stessa filiera produttiva.
Saremmo inoltre ben felici di promuovere un incontro dove, insieme, si possano cercare i punti che ci uniscono per promuovere iniziative congiunte e pubblicizzare una alimentazione corretta.
Vorrei chiudere definitivamente il problema” prezzo del pane”.
Colgo l’occasione per farVi notare che MR prezzi (dott. Livolsi) ha riscontrato l’estrema correttezza del nostro operato dopo i rincari enormi dei cereali e ribadiamo che, purtroppo, le farine che compriamo non hanno subito, ad oggi, diminuzioni significative se non per 1 o 2 centesimi di euro al kg . Invito  il Sig. Badalotti a leggere la lettera al direttore (Fuorisacco……) pubblicata in data………. Dove spiegavo che a determinare il prezzo del pane non è soltanto il costo delle materie prime ma la somma di tutti i fattori che determinano il costo di produzione (se fosse vero il contrario le confezioni di acque minerali sarebbero quasi a costo zero, l’acqua non costa nulla…………)

Intervento del Presidente degli allevatori di Mantova

Gazzetta di Mantova 27/09/08 “lettere & opinioni”

PANIFICATORI, PIU’ CORRETTEZZA SUI MOTIVI DEL CARO-MICHETTA

Nostro malgrado siamo costretti ad intervenire su una questione che definire estremamente spiacevole è un eufemismo.

Ci riferiamo alla campagna di difesa del caro-pane tramite -udite lo stratagemma- i sacchetti per il pane. Nei giorni scorsi ci è stato segnalato che in alcuni panifici della provincia il pane veniva consegnato in buste di carta usate come veicolo di mala-informazione, sui quali campeggiano scritte del tipo “Chi sta mangiando tutto il mio grano? Bovini e il resto del bestiame stanno divorando gran parte della produzione di grano e cereali del pianeta”. Per assicurare l’effetto scenografico, il tutto si accompagna all’immagine di una vacca che si strafoga di grano, mentre bambini e persone con il piatto vuoto piangono affamati. Fino ad oggi non siamo intervenuti sulle dinamiche che hanno portato il pane a subire i maggiori rincari fra i generi alimentari. Un aumento, secondo quanto sostenuto dai panificatori, giustificato dall’aumento dei cereali. Eppure ora che il grano ha subito un drastico ridimensionamento dei listini di borsa, dall’inizio dell’anno meno 40% per raggiungere il valore di 0,20 euro/kg, non ci risulta che la michetta e affini abbiamo seguito il medesimo trend di riduzione del prezzo. Su questo aspetto, comunque, preferiamo lasciare la parola alle organizzazioni professionali agricole, molto più titolate di noi ad esprimersi. Ciò non di meno, noi allevatori ci vediamo costretti ad intervenire per denunciare un meccanismo di informazione miope e soprattutto falsa. Il messaggio, oltre ad essere ingeneroso nei confronti della categoria allevatoriale, è assolutamente errato e denota profonda ignoranza circa l’alimentazione del bestiame. Il frumento è un cereale che non viene utilizzato se non in qualità di sottoprodotto (tipo crusca), nell’alimentazione dei bovini perché le caratteristiche di fermentiscibilità del suo amido lo rendono inadatto nella dieta dei poligastrici (bovini, ovini, bufalini) e a dire il vero nemmeno per i monogastrici. Per lo più la dieta dei bovini è una razione costituita prevalentemente da foraggi essicati o conservati, e cerali costituiti essenzialmente da mais e farine vegetali proteiche ed integrazioni di Sali minerali e vitamine. Sarebbe opportuno che chi intende giustificarsi agli occhi dei cittadini furiosi per i continui rincari ricorra a metodi più corretti e se del caso facendosi un piccolo esame di coscienza. Il nostro al momento è un consiglio, ma se non accolto ci vedremo costretti a risolvere la questione in altre sedi.

Isalberto Badalotti

Direttore Associazione mantovana allevatori